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Mangiare a Parigi spendendo poco (o quasi)

Interno di un bistrot del 18° arrondissement

Ristorante, bistrot o brasserie? Tanto per cominciare non sono dei luoghi, ma degli stili: pomposo il primo, popolare il secondo, minimalista il terzo. Potrete trovare allora dei restaurant-bistrot, o dei bistrot-brasserie, e ognuno di questi stili non significa, da solo, chic o cheap. L’eleganza e il risparmio, che possono anche andare a braccetto, dipendono da noi.

« Più hai, più paghi » non è sempre l’opposto di « meno hai, meno paghi », e non sono valide nemmeno le inversioni dei binomi (« Più paghi, più hai », « meno paghi, meno hai »). Ecco allora il fattore luogo, che non dà un’equazione infallibile, ma molto probabile: luogo turistico = più paghi e peggio mangi.

Girato l’angolo potrete scoprire che la cucina francese esiste e non sempre è così cara. E potreste addirittura stupirvi, a fine pasto, nel gustare un buon caffè ad un euro a due passi dal Beaubourg (al comptoir, bien entendu).

Moda e shopping nella Ville Lumière

Uno scandalo. A Parigi ci si veste in stile scandalosamente libero. Abbinamenti di colore e materiali improponibili, uso del vintage spinto oltre il demodé, abitudini vestimentarie che vanno ben oltre quel dettaglio fuori luogo che a detta di Carla Bruni-Sarkozy caratterizzerebbe il fascino francese.

Parigi è anche una delle capitali dello shopping della moda: dalle ricche vetrine in zona Champs Elysées agli ingrossi aperti al pubblico del 4° arrondissement. Perché non c’è moda che tenga, lo stile libero è libero fino in fondo: l’unica costante è “vestiti come vuoi”, nessuno ti giudicherà. O perlomeno nessuno te lo verrà a dire.

Sentitevi dunque liberi di riempire (o non riempire per riempirla) la vostra valigia: moda e shopping a Parigi si vivono senza complessi.

«Per quanto metrosexual un francese possa sembrare, avrà sempre un particolare fuori posto, un dettaglio stonato, un indizio di magari studiata ma necessaria sciatteria»
(Carla Bruni-Sarkozy, citata da Marie-Claire.it)

Culture del mondo a Parigi

Così come la Francia, anche Parigi è Francese, con la F maiuscola. Eppure accoglie in sé la moltitudine delle culture del mondo. Asiatici, africani, mediorientali, oceanici, americani, europei, tutti hanno diritto di cittadinanza a Parigi, in un senso che non ha niente a che vedere con la nazionalità giuridica e ad un patto: aderire ai principi della République.

Libertà, uguaglianza e fratellanza campeggiano alle porte di ogni istituto pubblico e sono impresse col fuoco, se non nei cuori, certamente nella testa di tutti i francesi. E di conseguenza entrano per irraggiamento anche nella testa di tutti i parigini, che quasi mai sono francesi.

Non stupitevi allora di vedere insegne di ogni tipo, impiegati e imprenditori di ogni nazionalità e interi isolati apparentemente monoculturali. E pensate che anche voi, che siate asiatici, africani, mediorientali, oceanici, americani od europei, avrete diritto di cittadinanza a Parigi anche solo per un giorno: vi sentirete meno stranieri se proverete a guardare questo crocevia metropolitano del mondo alla luce della liberté, della fraternité e dell’égalité.

Essere parigino non significa essere nato a Parigi, ma esserci rinato. E non significa viverci, ma viverne. Perché se ne vive, e se ne muore.
(attribuita a Sacha Guitry)

Parigi val bene itinerari sempre nuovi

Viaggi organizzati, viaggi fai da te, Parigi altrimenti, altrimenti Parigi, mille e una Parigi. Via di questo passo si potrebbe pensare che Parigi non ha più segreti per nessuno, e che le vecchie guide turistiche del Touring Club – sì, come quella verde che volevate chiedere a vostra nonna di prestarvi, quella col prezzo ancora in lire – bè, che le vecchie guide sono sempre attuali, “tanto le cose da vedere son sempre le stesse”.

Certo, Notre Dame, il Sacré Coeur, la Tour Eiffel e la Senna stanno sempre lì, con la loro storia più o meno secolare, ma Parigi è una metropoli in perenne cambiamento: è un po’ come quel corso d’acqua descritto da un gran vecchio filosofo di nome Eraclito, che diceva che non si può discendere due volte nello stesso fiume e non si può toccare due volte una sostanza sensibile nello stesso stato. Anche Parigi è come la Senna e non è immune dallo scorrere del tempo: la Ville Lumière di ieri non sarà “le Grand Paris” di domani.

Ecco perché penso che Parigi valga bene itinerari sempre nuovi, e che valga bene pure di essere vista a passo d’uomo, anche se aveste solo 24 ore! Camminando, ascoltare il racconto di questo scorrere perenne e avvolgente potrà arricchire il vostro viaggio di qualcosa che una guida turistica classica non può offrire: la vita pulsante di una metropoli che non si ferma mai. Provare per credere.